Thomas Sankara venne fatto uccidere il 15 ottobre 1987 dal suo amico più caro e compagno di lotta, Blaise Compaoré. Ma il suo pensiero è rimasto un esempio per il mondo postcoloniale: la sua immagine e le sue parole campeggiano sulle magliette, sugli adesivi delle auto, nei disegni sui muri. Grazie alle battaglie che ha combattuto, il suo sogno di «osare inventare l’avvenire» è ancora vivo tra i giovani che ne evocano il nome.
Marco Aime, una delle voci più autorevoli degli studi antropologici in Italia, costruisce un discorso storicamente accurato, con una narrazione serrata che non cede mai all’agiografia: un’analisi profonda e appassionata della vita di un uomo che ha incarnato un sogno di trasformazione sociale radicale, ma anche un’occasione di riflessione sui meccanismi di potere, sulle dinamiche di resistenza e sulla possibilità di costruire alternative politiche autentiche.
Completano il volume una preziosa postfazione a cura di Andrea de Georgio, che inquadra l’eredità sankariana nel Burkina Faso di oggi – tra radicalismo islamico e ingerenza russa –, e la selezione di quattro discorsi di Sankara rimasti nell’immaginario collettivo, interventi che ancora oggi risuonano incredibilmente moderni.
Marco Aime, torinese, insegna antropologia culturale all’Università di Genova. Autore di studi sulle popolazioni alpine e sull’Africa, oratore molto apprezzato e seguito in diversi contesti culturali, ha pubblicato numerosi saggi di studi antropologici, fra i quali Eccessi di culture (2004), Il primo libro di antropologia (2008), La macchia della razza (2009) e Senza sponda (2015). Per Bollati Boringhieri ha pubblicato, tra gli altri, L’incontro mancato. Turisti, nativi, immagini (2005), Timbuctu (2008), Cultura, per la collana «I sampietrini» (2013), L’isola del non arrivo. Voci da Lampedusa (2018) e Il grande gioco del Sahel (con Andrea de Georgio, 2021).
