Fiera dei Librai

Libreria Arnoldi

Era il 1913, anno dell’invenzione del primo aereo passeggeri e del nastro trasportatore, grazie al quale la Ford iniziò a produrre auto al ritmo di una ogni 2,5 secondi. Joseph Stalin era appena stato arrestato ed esiliato in Siberia, dove sarebbe rimasto fino al 1917.
A Bergamo Mario Arnoldi rilevava un’antica libreria che si trovava in piazza Santo Spirito: nasceva la Libreria Arnoldi.
“Purtroppo non sono rimasti documenti di quel periodo”, racconta Pierpaolo Arnoldi, nipote di Mario, “Però ho questa foto degli anni ’30 in cui si vede uno stand della libreria sul sentierone. Mio nonno già all’epoca organizzava eventi, quindi in fondo la Fiera dei Librai per noi è la continuazione di questa tradizione. All’entrata della Fiera quest’anno metteremo una libreria con una scala: perché la scala è uno strumento che non viene usato nelle librerie delle catene, dove tutto deve essere subito a portata di mano”.

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"Ho questa foto degli anni ’30 in cui si vede uno stand della libreria sul sentierone. Mio nonno già all’epoca organizzava eventi."

“Mio papà è morto molto giovane, aveva solo 39 anni. Mia mamma è rimasta sola a gestire la libreria, io praticamente ho passato tutta la mia infanzia qui dentro. Uscivo da scuola e venivo qui, mi mettevo in un angolo a fare i miei compiti. Quando avevo finito ricordo che mia mamma mi diceva «Stai qui fuori, gioca con la bicicletta qui fuori»”.
Pierpaolo cresce, inizia a gestire la libreria insieme al fratello, poi nel 1985 rimane l’unico della famiglia a “portare avanti il testimone”.
“Una volta tutto era più «slow»: la nostra libreria era un’istituzione in città, e qui venivano spesso studiosi e professori in cerca di libri particolari. Poi le cose sono cambiate, già dagli anni ’80 tutto ha iniziato a essere più veloce e spersonalizzato. Lo status di «libreria storica» per noi è importante ma io penso che dobbiamo guardare anche al presente, e al futuro”.
Anche per questo i festeggiamenti per il centenario della libreria sono stati molto sottotono. “Ad alcuni può sembrare strano, ma a me piace volare basso”.
Ridendo Pierpaolo ci racconta di quando un amico, passando dalla libreria, gli presentò Toni Servillo: “Gli strinsi la mano e dissi: piacere, Pierpaolo. E basta. Quando lo raccontai agli amici mi dissero «Ma come, dovevi fare una foto con lui, farlo raccontare ai giornali!». Ma io sono fatto così, sono un tipo un po’ schivo”. Mi viene da pensare che in quest’epoca in cui la “comunicazione real-time” sembra dettare i tempi di ogni cosa, la lentezza e la riservatezza sono qualità umane così rare che bisognerebbe farle proteggere dall’Unesco.


"Io praticamente ho passato tutta la mia infanzia qui dentro."

“Purtroppo la libreria è molto piccola quindi non possiamo organizzare qui incontri con gli autori o altre iniziative”, spiega Pierpaolo, “Il nostro lavoro è soprattutto un lavoro di relazione. I clienti che entrano spesso sanno già che libri vogliono, però vengono qui perché ci conoscono. Hai visto il cliente che è entrato adesso: abbiamo parlato di barche, non di libri. Poi ci sono le persone che ci chiedono consigli, e allora lì dobbiamo diventare quasi degli psicologi”, ride Pierpaolo, “Bisogna capire di cosa hanno bisogno, e spesso oltre ai libri le persone hanno anche bisogno di parlare. È questa la differenza principale tra una libreria indipendente e una catena, qui non si trovano solo libri ma anche rapporti umani”.
Come quelli con i dipendenti, tiene a sottolineare Pierpaolo: “La libreria vive grazie a me ma soprattutto grazie a Riccardo e Serena. Pensa che la nostra colonna portante, Armando, ha lavorato qui dal 1945 al 1995: cinquant’anni”.

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"La scala è uno strumento che non viene usato nelle librerie delle catene, dove tutto deve essere subito a portata di mano."

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